Famiglia

Introduzione

È fuori dubbio che l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia tracci il cammino da seguire per una chiara e sempre più attenta pastorale familiare che trova già delle premesse di contenuto, di metodo e di linguaggio nella precedente, l’Evangelii Gaudium.

Il Papa scrive che «il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia, che è una famiglia di famiglie, dove si armonizzano i contributi delle piccole comunità, dei movimenti e delle associazioni ecclesiali» (AL 202). Alla luce di questa affermazione, in preparazione alla Visita pastorale del nostro Vescovo, l’Ufficio diocesano per la Pastorale della Famiglia propone alcune tracce tematiche che siano di aiuto per una lettura della «realtà familiare» presente all’interno del proprio territorio parrocchiale, in un contesto in cui appare evidente una contemporaneità sempre più complessa, mutevole e sfuggente.

In particolare, si tratta di quattro provocazione che potranno aiutare a creare un percorso sul tema “famiglia”, senza la pretesa di voler affrontare tutti gli aspetti che l’oggetto in questione porta con sé. Facendosi illuminare dalla Scrittura e poi dal Magistero del Papa, si potrà focalizzare la realtà della famiglia, leggere i suoi mutamenti e le sue crisi e guardare ad essa con gli occhi di Gesù Cristo.

La famiglia… salverà il mondo? Pray for family!

Nell’Evangelii Gaudium, ai nn. 66-67, il Papa mette in evidenza che «La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali». Le cause si possono rintracciare nella «fragilità dei legami», nel fatto che «il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno», nel forte «individualismo postmoderno e globalizzato», il quale «favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari». Ancora al n. 70 constata come «aumentano i genitori che non battezzano i figli e non insegnano loro a pregare, e che c’è un certo esodo verso altre comunità di fede. Alcune cause di questa rottura sono: la mancanza di spazi di dialogo in famiglia, l’influsso dei mezzi di comunicazione, il soggettivismo relativista, il consumismo sfrenato che stimola il mercato, la mancanza di accompagnamento pastorale dei più poveri, l’assenza di un’accoglienza cordiale nelle nostre istituzioni e la nostra difficoltà di ricreare l’adesione mistica della fede in uno scenario religioso plurale». Date queste problematicità, la domanda è: cambiare si può? Come? Dovremmo partire dalla consapevolezza che «il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa» (AL 31). 

La prima generazione incredula: genitori non si nasce, ma si diventa!

È opinione quasi comune tra i pensatori del nostro tempo che «questa è una generazione senza padri…dai quali non si è potuto ereditare nulla» (M. Recalcati). Questo dato quasi scientifico e con una sottile vena di negatività deve stimolare la famiglia a non rinunciare «ad essere luogo di sostegno, di accompagnamento, di guida» per i figli, «anche se deve reinventare i suoi metodi e trovare nuove risorse» (AL 260) perché genitori non si nasce, ma si diventa! «C’è sempre bisogno di vigilanza […], tuttavia l’ossessione non è educativa, e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare. Qui vale il principio per cui “il tempo è superiore allo spazio”. Vale a dire, si tratta di generare processi più che dominare spazi. […] Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale [tutte le dimensioni della personalità devono essere aiutate a maturare: la dimensione biologica, psichica, razionale, affettiva, relazionale e quella spirituale], di coltivazione dell’autentica autonomia. Solo così quel figlio avrà in sé stesso gli elementi di cui ha bisogno per sapersi difendere e per agire con intelligenza e accortezza in circostanze difficili» (AL 260-261). Questo richiede una buona dose di pazienza da parte dei genitori che sono chiamati alla difficile arte di liberare gradualmente l’amore che abita il cuore del figlio soprattutto attraverso l’esercizio della testimonianza dell’amore.

«La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (EG 310; cf. AL 310).

Gli studiosi equiparano il dolore della separazione alla perdita di una persona cara.  Oggi purtroppo «si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (EG 54). Al contrario la Chiesa ha la missione di «accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza» (AL 291), deve cioè affrontare tutte queste situazioni «in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo» (AL 294). Coloro che vivono in tali situazioni «non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Questa integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti» (AL 299). Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia «immeritata, incondizionata e gratuita» (AL 297). La Chiesa, come una buona madre, non lascia nessuno indietro, ma accoglie, accompagna, discerne e integra i suoi figli, li invita alla sua tavola dando ad ognuno il nutrimento di cui ha bisogno per crescere verso la santità: non importa il punto di partenza, ma la direzione!

Tutti i Santi giorni… io accolto Te!

«La grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto “a perfezionare l’amore dei coniugi”» (AL 89) nella loro dimensione corporea, psichica e spirituale, cioè nella totalità del loro essere. Infatti gli sposi con il sacramento delle nozze diventano segno dell’amore di Cristo per la Chiesa, cioè ricevono la grazia dello Spirito Santo per tradurre quell’amore di Gesù-Sposo per la Chiesa-Sua-Sposa nella quotidianità della loro vita. Appare chiaro che, perché ciò avvenga, occorre la collaborazione da parte degli sposi, in quanto i sacramenti non sono riti magici che agiscono meccanicamente o prescindendo da ogni loro collaborazione. La spiritualità coniugale e familiare è dunque «fatta di migliaia di gesti reali e concreti» (AL 315) e i coniugi «che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica» (AL 316). Insomma, tutta la vita degli sposi, può diventare atto “celebrativo” attraverso cui Gesù continua ad amare concretamente la sua Sposa: è nella vita quotidiana, nei gesti di tenerezza, nell’accoglienza gratuita e totale, nel perdono dato e ricevuto, che gli sposi possono percepire che ogni loro atto d’amore è umano e divino allo stesso tempo. È una profonda «esperienza spirituale contemplare ogni persona cara con gli occhi di Dio e riconoscere Cristo in lei» (AL 323).


Icona biblica: «Vi mostrerò la via più sublime…»  – 1Cor 12,31

S. Paolo nella prima Lettera ai Corinzi, nel già noto «inno alla Carità», declina in modo pratico e dettagliato le caratteristiche dell’Amore nel suo incarnarsi nella storia, nel tempo e nel quotidiano (cf. 1Cor 13,4-7 e AL 90-119). Si tratta di quell’Amore che ha la sua origine in Dio-Amore (cf. 1Gv1,1-2) e che gli sposi sono chiamati a vivere con gioia nella loro relazione. D’altronde, «non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare» (AL 89).